Geisha: artista ed intrattenitrice giapponese

Geisha: artista ed intrattenitrice giapponese

Giugno 2, 2019 Off Di Cristina Muggetti

….La storia delle geisha è molto discussa e conosciuta, ma in realtà pochi sanno la realtà per quanto le riguarda….

La Donna in Giappone.

Bella-donna-GiapponeseLa donna giapponese in epoche antiche aveva un ruolo centrale. Occupava anche posti di potere di estrema importanza (vennero elette ben otto imperatrici). Solo dopo molti secoli quando la legge della casa imperiale fu emanata nel 1889, accanto alla nuova Costituzione Meiji,  i regni femminili arrivarono ad essere ufficialmente vietati. 

Anche i racconti mitici mettono in rilievo l’importanza delle donne. Basti pensare alla divina Amaterasu, dea del sole da cui scaturisce secondo la tradizione l’intera dinastia regnante. Gradualmente questo suo ruolo primario verrà completamente ridimensionato. La donna diventerà completamente subordinata all’uomo, soprattutto a causa della fortissima influenza del confucianesimo.

Questo pensiero tradizionale è ancora presente e fa da substrato nella mentalità dei giapponesi di oggi. Che sostanzialmente vede la figura della donna adatta solamente ad occuparsi dei bambini e essere rispettosa verso il marito.

 

 

La Geisha

collo scopertoLa condizione di patriarcato presente nel XVIII secolo, era a livelli disumani e fece si che iniziò questa ”arte”. Di fatto la geisha è una tradizionale artista e intrattenitrice giapponese, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza.
L’educazione della geisha inizia da piccola, infatti molte bambine venivano vendute all’okiya, poichè, come dicevo prima, le donne non erano ritenute di grande importanza, e quindi potevano venire spesso vendute.

La storia più conosciuta riguardo alle geisha è sicuramente narrata nel libro “Memorie di una Geisha” da cui è stato ispirato il film omonimo.

 

La vita nell’okiya

Le okiya erano rigidamente strutturate. Le fanciulle dovevano attraversare varie fasi, prima di diventare maiko e poi geisha vere e proprie, tutto questo sotto la supervisione della “okaa-san” (in giapponese: “mamma”), la proprietaria della casa di geisha.

1^ Fase – Shikomi

Shikomi

Nella prima fase venivano chiamate ”shikomi” e venivano trattate come delle domestiche per rafforzare il carattere e abituarle a una vita di subordinazione. Durante questo periodo di apprendistato la shikomi poteva cominciare, se la okaa-san lo riteneva opportuno, a frequentare le classi della scuola per geisha dell’hanamachi.

Qui l’apprendista iniziava a imparare le abilità di cui, diventata geisha, sarebbe dovuta essere maestra: suonare lo shamisen, lo shakuhachi (un flauto di bambù) o le percussioni, cantare le canzoni tipiche, eseguire la danza tradizionale, l’adeguata maniera di servire il tè e le bevande alcoliche, ad esempio il sakè, come creare composizioni floreali e la calligrafia, oltre ad imparare nozioni di poesia e di letteratura e intrattenere i clienti nei ryotei.

2^ Fase – Minarai

MinaraiUna volta che la ragazza era diventata abbastanza competente nelle arti delle geisha e aveva superato un esame finale di danza, poteva essere promossa al secondo grado dell’apprendistato: “minarai“. Le minarai erano sollevate dai loro incarichi domestici, poiché questo stadio di apprendimento era fondato sull’esperienza diretta. Costoro per la prima volta, aiutate dalle sorelle più anziane, imparavano le complesse tradizioni che comprendono la scelta e il metodo di indossare il kimono, oltre che l’intrattenimento dei clienti. Le minarai assistevano quindi agli ozashiki (banchetti nei quali le geisha intrattenevano gli ospiti), senza però partecipare attivamente. Questa fase durava circa un mese ed era una sorta di stage, in quanto le Miranai imparavano a gestire il contatto e a giocare con il cliente.

3^ Fase – Maiko

MaikoDopo, si diventava una Maiko,  un’apprendista geisha che impara dalla sua onee-san seguendola in tutti i suoi impegni. Il rapporto tra onee-san e imoto-san (che vuol dire “sorella minore”) era estremamente stretto. L’insegnamento della onee-san era infatti molto importante per il futuro lavoro dell’apprendista. Infatti la maiko doveva apprendere abilità rilevanti, come l’arte della conversazione, che a scuola non le erano state insegnate. Arrivate a questo punto le geisha solitamente cambiavano il proprio nome con un “nome d’arte”. La onee-san spesso aiutava la sua maiko a sceglierne uno che, secondo la tradizione, dovesse contenere la parte iniziale del suo nome e che, secondo lei, si sarebbe adattato alla protetta.

4^ Fase – Geisha

geisha interaLa lunghezza del periodo di apprendistato delle maiko poteva durare fino a cinque anni, dopo i quali la maiko veniva promossa al grado di geisha, grado che manteneva fino al suo ritiro. Sotto questa veste la geisha poteva cominciare a ripagare il debito che fino ad allora aveva contratto con l’okiya. L’addestramento per diventare geisha era infatti molto oneroso e la casa si accollava le spese delle sue ragazze a patto che queste, lavorando, ripagassero il loro debito.

Queste somme erano spesso molto ingenti e a volte le geisha non riuscivano mai a ripagare gli okiya. Notare che molte geisha nel passaggio nella loro età adulta mettevano all’asta il loro mizuage come le oiran (cortigiana di alto bordo) sostanzialmente mettevano all’asta la loro verginità, a cui veniva offerta al miglior offerente, e i soldi andavano per ricoprire il debito creatosi nell’okiya.

 

 

La cultura della geisha nel mondo

oiranEsiste molta confusione, specialmente fuori dal Giappone, riguardo alla natura della professione della geisha. Nella cultura popolare occidentale le geisha sono frequentemente scambiate con prostitute di lusso. Questa confusione nasce soprattutto durante il periodo dell’occupazione americana, per via dei comportamenti barbarici dei soldati.

Le geisha vengono spesso confuse con le cortigiane di lusso, chiamate oiran. Come le geisha queste portano elaborate acconciature e tingono il viso di bianco; ma un semplice modo per distinguerle è che le oiran, portano l’obi (la cintura a fiocco legata in vita nel kimono) sul davanti, mentre le geisha lo portano a contatto con la schiena. La differenza è dovuta al fatto che per le prime, dovendosi svestire spesso, l’obi risulterebbe in una posizione meno difficoltosa da rifare una volta finita la prestazione.

 

 

Vita e sentimenti di una Geisha

La vita per una geisha non era facile nemmeno nei rapporti interpersonali. Non potevano amare, e se lo facevano instaurando una relazione erano viste in malo modo. Tuttavia potevano  decidere di sposarsi con il loro danna (patrono) scelto da loro stesse, con la conseguente  fine della loro carriera da geisha.

Come si è detto precedentemente, le geisha stanno man mano scomparendo. La ragione principale del successo delle geisha in passato si trova nell’antica posizione sociale della donna. Soprattutto nel periodo Kamakura; essa doveva infatti rimanere confinata in casa e riceveva un’educazione molto approssimativa. Spesso questa blanda educazione non permetteva loro di conversare e di interessare adeguatamente i propri uomini. La geisha perciò compensava una figura femminile poco attraente, assolutamente sottomessa all’uomo e totalmente priva di una propria personalità, fornendo all’uomo quell’interesse che egli non riusciva a trovare tra le mura della propria abitazione.

La geisha oggi

Geisha oggiProprio la mutata condizione sociale della donna dei giorni nostri è una delle ragioni che hanno portato alla lenta scomparsa della figura della geisha.

Le donne giapponesi oggi sono ancora ben lontane dal raggiungimento della parità con gli uomini. La maggior parte di loro lavora ma ancora non in maniera continuativa e molto difficilmente riescono a raggiungere alti livelli dirigenziali.

La donna il più delle volte risente ancora della pressione sociale e della mentalità tradizionale. La società la vuole brava moglie e madre, dedita alla cura della casa e della famiglia, sottoposta a pressioni sociali, pena il disonore, quali l’obbligo di sposarsi presto (tuttora spesso attraverso un matrimonio combinato dai genitori) e la rinuncia  alla propria carriera lavorativa per occuparsi di casa e famiglia.

Nonostante i molti passi avanti percorsi dalle donne giapponesi per allontanarsi dallo stereotipo della geisha – bellezza di porcellana da rinchiudere in casa- il cammino verso l’emancipazione è ancora lungo.

 

Quest’articolo è stato scritto da mia sorella Camilla per il mio blog. Grazie Onee-chan continua così <3

 

Ti insegno in chiamata un piatto giapponese GRATIS

 

Potrebbe interessarti anche…

Capsule hotel? Dove dormire in Giappone?

Harajuku, il quartiere delle mode giovanili

Asakusa, il quartiere più antico di Tokyo

Shinjuku, il quartiere di Tokyo che non dorme mai

Shibuya, il quartiere dei giovani

Akihabara un quartiere da otaku

5 giorni a Tokyo, itinerario di viaggio

Kyoto, cosa vedere in 4 giorni

Libri sul Giappone per organizzare un viaggio

Quartieri di Tokyo descritti in breve

Cosa bisogna sapere prima di partire per il Giappone