Il suicidio in Giappone da Harakiri a Karoshi

Il suicidio in Giappone da Harakiri a Karoshi

Gennaio 1, 2020 Off Di Cristina Muggetti

Il Giappone è famoso per avere un elevato tasso di suicidio. Il totale dei suicidi nel 2018 si è assestato a 20.840, equivalente a 16,5 persone ogni 100mila abitanti, il più basso dall’inizio delle statistiche, nel 1978. Tra gli adolescenti invece il rapporto è in controtendenza, pari a 2,8 per ogni 100mila abitanti, per un totale di 599 persone: il livello più alto degli ultimi 37 anni.

 

La cultura del suicidio in Giappone

harakiri-seppuku suicidio giapponese

A differenza nostra la società giapponese non ha mai condannato moralmente il suicidio. Morire suicidandosi era considerato, fin dall’antichità, un modo onorevole per mettere fine alla propria vita.

In Giappone lo shintoismo e il buddismo non condannano il suicidio definendo la morte come il semplice passaggio da una forma ad un’altra di esistenza, a differenza del cristianesimo che lo considera peccato.

Il suicidio giapponese presenta radici religiose, culturali e storiche lontane. Già verso l’anno 1000 veniva praticato dagli eroi sconfitti il suicidio rituale chiamato seppuku. L’eroe sconfitto si toglieva la vita piantandosi un coltello nello stomaco. Per il codice del guerriero arrendersi, essere imprigionati o sconfitti avrebbero portato disonore a sé e a tutta la famiglia. L’unico modo per dimostrare il proprio onore e coraggio era quello di morire in modo atroce.

La tradizione d’onore del suicidio continua anche durante la seconda guerra mondiale quando l’esercito giapponese utilizzò piloti scelti che su aerei carichi di esplosivo eseguivano attacchi suicidi contro le forze alleate. In occidente questi guerrieri vennero definiti kamikaze.

Anche le donne non erano da meno. Avevano il loro modo “al femminile”: l’ojigi. Consisteva, generalmente, nel tagliarsi la gola con un coltello affilato.

Dagli anni 80 in avanti il suicidio viene ancora definito come gesto nobile, molto spesso viene inserito in film e romanzi dal contesto romantico rischiando di influenzare i giovani. Anche il suicidio di personaggi famosi ha una cattiva influenza sui giovani causando ondate di suicidi.

 

 

Karoshi: il suicidio per troppo lavoro

karoshi suicidio per troppo lavoro

Uno dei maggiori problemi che spinge i giapponesi al suicidio è di sicuro legato alle ore di lavoro extra che vengono svolte. Questo tipo di suicidio per troppo lavoro prende il nome di karoshi. Un giapponese medio può arrivare a svolgere fino a 80-100 ore di straordinari al mese il che significa lavorare ogni giorno 5 ore aggiuntive a quelle da contratto. Spesso questi straordinari non sono pagati.

Questa condizione porta le persone a diminuire le ore di sonno, di svago e trascorse coi propri cari, il che conduce a possibile malessere fisico e mentale. Nel 2017 sono stati registrati 191 decessi legati al troppo lavoro, due in più rispetto al 2016, e 498 casi di malattia mentale, come ad esempio la depressione, correlati al troppo lavoro.

Negli ultimi vent’anni molte aziende hanno sostituito i lavoratori a tempo pieno con contratti part time. In questo modo però, il dipendente, avendo paura di venire licenziato, tende a fare molte ore extra. Tutto questo non fa di certo bene alle persone, alcuni studi dimostrano che il 71% dei giapponesi adulti dorme meno di 7 ore a notte.

Gli antichi samurai sono reincarnati nei salaryman attuali. Così come gli antichi samurai mettevano anima e corpo nella guerra gli attuali giapponesi hanno trasformato questa usanza nel duro lavoro. Una volta al limite, sconfitti da queste fatiche, decidono di applicare questa nuova forma di harakiri.

Il governo giapponese ha provato a fermare questo fenomeno imponendo un massimo di 45 ore straordinarie mensili di lavoro consentite con multe fino a 2500€.

 

 

Il suicidio tra i giovani

Il suicidio tra i giovani

Per la prima volta dal dopoguerra il suicidio tra i giovani giapponesi è la prima causa di morte (22,9%) superando addirittura il cancro (22,7%).

E’ difficile capire il perché i giovani facciano questa scelta, molto spesso non lasciano nessun indizio o spiegazione. Inoltre non tendono a manifestare nessun tipo di malessere ai propri familiari.

Uno dei fattori scatenanti per la maggiore sembra essere il bullismo scolastico. Questa tesi potrebbe spiegare il fatto che la maggior parte dei suicidi tra i giovani in età scolare avvenga alla fine delle vacanze estive.

I ragazzi finite le vacanze devono tornare in un ambiente ostile torturati dai soliti bulli e con la pressione scolastica degli esami da sopportare. Può capitare che questa pressione sia talmente elevata che i ragazzi maturino dei problemi psicologici e sociali che oltre a sfociare nel suicidio potrebbero manifestarsi con l’isolamento sociale. In questo caso si parla di hikikomori.

Il governo giapponese ha cercato di agire e di contrastare questo fenomeno. Nel 2018 ha messo in atto un piano volto a ridurre il tasso di suicidi del 30% entro il 2026. Questo piano prevede l’inserimento nelle istituzioni scolastiche di personale specializzato per affrontare il problema. Inoltre il numero di assistenti sociali nelle scuole dovrebbe raddoppiare. Il governo vuole poi creare una piattaforma online di aiuti h24 oltre a quella telefonica già presente.

 

Il suicidio nelle stazioni

Il suicidio nelle stazioni

Sebbene non sia il metodo preferito dai giapponesi, il suicidio delle persone che si buttano sulle rotaie dei treni è presente in Giappone. In genere vengono preferiti i treni della linea Chuo Rapid.

Suicidarsi in questo modo comporta un grande disagio ai pendolari e agli addetti alle pulizie delle stazioni. Questo disagio viene interamente ripagato dai famigliari del suicida.

 

La foresta Aokigahara

Aokigahara la foresta dei suicidio

Il luogo preferito per i suicidi in Giappone è la foresta di Aokigahara che si trova ai piedi del monte Fuji. Questa è una tradizione che si protrae dai tempi antichi, quando gli anziani malati si recavano nella foresta per finire i loro giorni. Si dice che si trasformassero in spaventosi spiriti vendicatori chiamati yurei.

Sparsi nella foresta si trovano cartelli che invitano a non compiere il gesto estremo e la zona è pattugliata dalla polizia in cerca di cadaveri e di persone ancora vive da convertire. Nella foresta di Aokigahara muoiono ogni anno tra le 50 e le 100 persone.

 

 

Altri metodi utilizzati per il suicidio in Giappone

il suicidio in giappone

Metodi di suicidio molto comuni in Giappone sono l’impiccagione, il gettarsi da altezze e l’overdose da farmaci. Un metodo recentemente inventato prevede l’inalazione di gas di solfuro di idrogeno provenienti da prodotti per la casa. Questo gas è letale se inalato. Questo metodo è particolarmente pericoloso anche per le persone intorno perché si rischia l’intossicazione.

 

 

Potrebbe interessarti anche…

Capsule hotel? Dove dormire in Giappone?

Harajuku, il quartiere delle mode giovanili

Asakusa, il quartiere più antico di Tokyo

Shinjuku, il quartiere di Tokyo che non dorme mai

Shibuya, il quartiere dei giovani

Akihabara un quartiere da otaku

5 giorni a Tokyo, itinerario di viaggio

Kyoto, cosa vedere in 4 giorni

Libri sul Giappone per organizzare un viaggio

Quartieri di Tokyo descritti in breve

Odaiba, l’isola artificiale di Tokyo